Luce sul sentiero
Questa luce in sè stessi

Yoga

Baghavad Gita – Dodicesimo capitolo – Lo yoga della devozione

In verità migliore è la conoscenza della pratica meccanica; della conoscenza migliore è la meditazione;
della meditazione la rinuncia ai frutti delle azioni; la pace immediatamente segue alla rinuncia.”

Baghavad Gita 12.12

In questo breve capitolo Krishna introduce il tema della devozione. Quando la nostra mente è focalizzata solo verso il supremo allora possiamo definirci dei veri yogi; quando lo yogi cammina sereno e non è afflitto dagli affanni del mondo la sua mente è silenziosa.

Per molti uomini capire la filosofia non duale descritta nelle Upanishads è molto difficile per questo Krishna offre un cammino più semplice ovvero quello dell’amore divino. Questo amore verso tutto il creato si manifesta solo in una mente purificata per questo Krishna suggerisce ad Arjuna di silenziare la sua mente in lui ed in caso non sia capace di ciò suggerisce di praticare ogni giorno la meditazione.
Se anche con la meditazione il praticante (in questo caso Arjuna) non riesca a raggiungere la pace allora è bene che rinunci ai frutti delle sue azioni; la pace seguirà immediatamente la rinuncia. Krishna sottolinea l’importanza di amare senza essere legati al piacere ed al dolore, incapaci di azioni malvagie, in pace e controllati nel Sé.

In qualche modo la Gita ci insegna a vivere in modo semplice dando importanza solo a ciò che conta ovvero la realizzazione del Sé. Tutto il resto è una distrazione, se ogni nostra azione non è un offerta all’esistenza. Se siamo coscienti infatti sarà molto più semplice vivere una vita armoniosa e pacifica.

“Coloro che meditano su questo immortale Dharma, quale è stato esposto, che sono pieni di fede e considerano Me come unica meta Suprema, sono veramente i miei devoti, ed il mio Amore per loro è veramente grande.”
Baghavad Gita 12.20

Krishna fa riferimento al Dharma ovvero al nostro dovere su questa terra. Per percorrere la via del Dharma bisogna essere fedeli a noi stessi, non ascoltare le critiche degli altri esseri umani. Dobbiamo ricordarci che i critici sono le persone che hanno paura ad affrontare i propri limiti e le proprie paure, inoltre se criticano è perchè non vedono che sono parte della stessa coscienza quindi criticando non fanno altro che dimostrare le loro debolezze. Lo yogi deve camminare sicuro seguendo le sue convinzioni e seguendo solo le parole dei maestri, accettare l’autorità di persone che non hanno raggiunto la piena consapevolezza è pericoloso, ovviamente parlo di un autorità psicologica e non materiale. Accettare senza discutere che qualcuno ci possa guidare fuori dal tunnel delle nostre miserie è un concetto di fatto sbagliato. Infatti il vero maestro è colui che ti aiuta a trovare la luce in te stesso e che ti renderà libero anche dai suoi insegnamenti, perchè in fondo un essere umano sarò sempre limitato dal suo Ego e dalla sua forma umana. Ricordati sempre che la forma è solo una forma che può lasciare o meno spazio alla coscienza di manifestarsi, ma non credere che una persona per quanto saggia e forte sia un superuomo. Per questo per costruire un nuovo mondo dovremmo ascoltarci di più e pensare meno a noi stessi.

A presto
Maitreya

Baghavad Gita – Undicesimo capitolo – Lo yoga della visione della forma cosmica

“Ora osserva, oh Arjuna, in questo mio corpo risiede l’intero Universo, e le altre cose che tu desideri vedere.
Ma queste cose non possono esser viste con l’occhio umano, Io ti do l’occhio divino: contempla ora i miei magnifici poteri”
Baghavad Gita 11.7-8

In questo capitolo Krishna si mostra in tutto il suo splendore ovvero con tutte le sue forme accettando la richiesta di Arjuna che chiede di mostrarsi a lui perciò che è veramente. Ma possono gli occhi di un semplice mortale osservare la totalità delle forme, ovvero l’infinito? Certamente no per questo Krishna dona la visione cosmica (l’occhio divino) ad Arjuna in modo che egli possa entrare nel Samadhi (liberazione ultima).

Ricordiamo che nella tradizione yogica esistono due tipi di Samadhi: Savikalpa (con seme) e Nirvikalpa (senza seme).

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