“L’ uomo che ritorna dalla Breccia nel Muro non sarà mai proprio lo stesso dell’uomo che era andato: sarà più saggio, ma meno presuntuoso, più felice, ma meno soddisfatto di sé, più umile nel riconoscere la sua ignoranza, eppure meglio attrezzato per capire il rapporto tra parole e cose, tra ragionamento sistematico e mistero insondabile che egli cerca, sempre invano, di comprendere.”
Aldous Huxley

Non le chiamerò allucinogene perché ciò che vedi è reale, non le chiamerò psichedeliche perché significa letteralmente “rendere la mente manifesta” descrizione che complica visto che le piante enteogene attivano il lobo destro del cervello ed invece diminuisce l’attività mentale (vedi emisfero destro e sinistro del cervello); il termine psichedelico ricorda inoltre la controtendenza degli anni sessanta dove le sostanze spesso erano prodotti di laboratorio mentre qui stiamo parlando di un uso ancestrale e naturale.
 
Preferisco quindi chiamarle con il loro vero nome: Enteogene o piante maestre. La parola enteogeno deriva dal greco antico: Entheos significa in Dio o Dio dentro e genesthe che significa generare, quindi “ciò che Dio genera all’interno”. Gli usi di queste piante (che dai recenti studi si aggirano intorno alle 150 specie compresi i funghi) sono stati registrati in maniera onnipresente nel corso dell’intera storia umana:

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