Luce sul sentiero
Questa luce in sè stessi

Consapevolezza

L’osservatore e l’effetto fisarmonica

“Sii L’Osservatore dei tuoi pensieri e del tuo comportamento. Tu sei al di là del pensatore. Tu sei la quiete oltre la confusione mentale. Tu sei l’amore e la gioia dietro il dolore.”
Eckhart Tolle

Quando gli antichi yogi dell’india dicevano “Io sono quello” (in sanscrito so ‘ham) non era un semplice detto per confondere le persone, ma una diretta e profonda realizzazione della nostra vera natura. Abbiamo visto nei precedenti articoli come il processo di meditazione e di ricerca della pace interiore porta poco a poco a farci capire che esiste un osservatore, ovvero la coscienza che attua attraverso di noi, che si vuole esprimere e che vuole conoscere sé stessa attraverso di noi. Se potessimo sempre identificarci con la coscienza non soffriremmo, perchè la nostra mente funzionerebbe solo per le cose pratiche e non si perderebbe a pensare al futuro o al passato. La nostra società fin da bambini ci ha spinti però a farci credere di essere il “pupazzo” ovvero il corpo-mente che identifica la nostra persona (ovvero la nostra maschera o personaggio), spingendoci ad essere bravi studenti, bravi lavoratori, bravi mariti, tutto per il bene della società e per apparire sempre bene agli occhi degli altri. Non bisogna certo dar la colpa ai nostri genitori né a i nostri professori perchè tutti ignoravano la realtà delle cose e attuavano secondo ciò che gli era stato insegnato da bambini. In termini sanscriti questa identificazione con il corpo-mente viene detta avidya ovvero ignoranza primaria; in questa ignoranza primaria il 99% delle persone del mondo vive una vita più o meno felice. Leggi tutto

Ti ascolto!!!

“Ascolta o la tua lingua ti renderà sordo.”
Proverbio Cherokee

Il linguaggio è stata una delle più grandi rivoluzioni nella storia dell’uomo. Grazie alla comunicazione articolata ci siamo evoluti al di sopra di ogni specie del pianeta terra, grazie al linguaggio abbiamo dato voce a concetti anche complessi che hanno portato alla nascita delle grandi idee e filosofie. Nonostante questa enorme importanza del linguaggio oggi più che mai sembra che l’uso della parola sia diventato patologico. Molte persone parlano costantemente e quando non lo fanno fisicamente parlano nella loro mente, sembra che abbiano un bisogno costante di esprimere qualcosa, sembra che ci sia sempre bisogno di analizzare ogni situazione. Questa voglia costante di parlare, di analizzare, di commentare ogni situazione del quotidiano nasconde una paura inconscia che è la paura del silenzio. L’ego-mente ha bisogno del costante dialogo per affermare sé stesso, se il dialogo cessa si sente in qualche modo minacciato per questo cerca di perpetuare la verbosità il più a lungo possibile. La paura del silenzio è la paura di ascoltarsi, abbiamo paura di scoprire cosa abbiamo dentro perchè ciò rivoluzionerebbe la nostra vita, abbiamo paura di portare a galla le nostre insicurezze, i nostri dolori, i traumi del passato, preferiamo nascondere il tutto sotto il tappeto, sperando che nessuno (nemmeno noi) trovi cosa c’è sotto. Ma questo sistema non funziona per sempre e prima o poi dovremo fra fronte a tutti i nostri problemi. L’ascolto profondo inizia quindi sempre e solo da sé stessi. Sapere ascoltare il proprio corpo, saper osservare la mente ed il suo flusso in silenzio senza commentare, saper ascoltare la natura intorno a noi sono arti che pochi coltivano perchè sono tutti occupati a fare qualcosa.
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