Luce sul sentiero
Questa luce in sè stessi

Author: Maitreya

Baghavad Gita – Quindicesimo capitolo – Lo yoga del supremo spirito

“Quella dimora non la illumina il sole, né la luna né il fuoco. Avendo raggiunto quella essi non ritornano ad un esistenza separata.”
Baghavad Gita 15.06

Questo breve capitolo tratta alcuni temi di teologia e di esperienze mistiche per cui resta un capitolo abbastanza astratto per il lettore comune. Il capitolo si apre con la descrizione del Asvattha che è un albero appartenente alla famiglia dei fichi, della stessa famiglia ricordiamo l’albero sotto il quale si illuminò il buddha. Questo albero ha le radici in alto che significa che è al di là del tempo ed è supporto a tutti gli esseri del creato. Le foglie sono i chandas ovvero gli inni vedici che si formano grazie alle radici poste in alto nel Brahman; il conoscitore di quest’albero è così un conoscitore dei veda, egli conosce quindi tutto ciò che c’è da sapere. I rami sono vitalizzati dai guna e gli oggetti dei sensi sono i germogli. La vera origine (ovvero il supremo spirito)  di questo albero non è conosciuta in questa terra per cui Krishna suggerisce il bisogno di recidere le sue radici con la scure del non attaccamento per poter abbattere l’ignoranza. Il saggio quindi libero da questo attaccamento e da desideri egoistici raggiunge il supremo spirito che è l’unica meta del praticante yoga, coloro che raggiungono il Brahman quindi non ritornano ad un esistenza separata (vedi la citazione ad inizio articolo) perchè di fatto si fondono nel tutto.

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Baghavad Gita – Quattordicesimo Capitolo – La divisione dei tre guna

“Ciò che lega il Sé immortale al corpo sono i tre Guna generati dalla Prakriti. Il Sattva, puro luminoso e libero dalla sofferenza lega con attaccamento alla felicità ed alla saggezza, o Anagha. Il Rajas è passione, la sorgente della sete (dei piaceri sessuali) e dell’attaccamento, lega gli esseri incarnati alla azione compulsiva. Tamas nasce dall’ignoranza, illudendo tutti gli esseri incarnati, lega al sonno ed al torpore gli esseri incarnati.”
Baghavad Gita 14. 5-8

Abbiamo già visto in un articolo precedente cosa sono i tre Guna. Nella prima parte del capitolo Krishna dice ad Arjuna che tutte le cose che nascono nel mondo vengono dal ventre di Prakriti e che Lui (Krishna) è il padre donatore del seme. La parola guna come già sappiamo significa legare; essi infatti legano la materia ad un determinato aspetto. Essi come cita la Gita sono Sattva, Rajas e Tamas: sattva ci lega alla felicità ed alla pace interiore per cui dovrebbe essere il guna che dovremmo cercare più assiduamente; rajas ci lega al movimento infatti esso è passione ed attaccamento ai piaceri sensuali; infine tamas lega all’inerzia al sonno ed al torpore.
Quando il sattva è predominante quindi il nostro corpo e la nostra coscienza risplendono; quando rajas è predominante la persona cerca ossessivamente di soddisfare i propri piaceri e ad accumulare soldi e potere portandolo in uno stato di stress costante; quando la persona è dominata da tamas la persona è confusa, la sua mente tende alla depressione ed all’inerzia. Ovviamente  il fine ultimo dello yoga  è il superamento dei 3 guna ovvero l’immortalità.
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