Luce sul sentiero
Questa luce in sè stessi

Piante enteogene

Nel cuore del deserto: esperienza con il cactus San Pedro

“In un atteggiamento di silenzio l’anima trova il percorso in una luce più chiara, e ciò che è sfuggente e ingannevole si risolve in un cristallo di chiarezza.”
Gandhi

Il cactus Wachuma, parola che in quechua significa letteralmente “tagliare la testa”, indicando il cessare dell’attività pensante e dell’ego a favore del sentire, venne chiamato poi dai cristiani San Pedro perchè San Pietro è colui che spalanca le porte del cielo. Come il suo cugino lontano: il peyote, il wachuma contiene come principio attivo la mescalina ed altri numerosi alcaloidi. Appartiene alla famiglia Echinopsis (le specie più famose sono l’Echinopsis Pachanoi ovvero il San Pedro propriamente detto e l’Echinopsis Peruvianus detta ‘torcia peruviana’ per la sua forma più allungata e alta) dove i contenuti di mescalina e di altri alcaloidi varia sensibilmente da specie a pecie rendendo le esperienze abbastanza differenti tra loro. Nonostante la conquista spagnola il suo uso sopravvisse ed oggi è riconosciuta da molti come una delle piante enteogene più poderose del sud america e da molti considerata sacra tanto che viene spesso usata come “guardiano” piantandola nel proprio giardino. Il suo uso deve come sempre essere accompagnato da una dieta simile a quella dell’ayahuasca. Leggi tutto

Ayahuasca: il vino dell’anima. La mia prima esperienza

“La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro il tuo cuore.
Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro, si sveglia.”
Carl Gustav Jung

Conobbi Ynes Sanchez e sua figlia Laura il 15 di Maggio del 2015. Le due sciamane mi apparvero come due donne minute ma dallo sguardo intenso e sincero, vestite di mille colori con collane di perle attorno al collo e alla vita, con le gonne tipiche della loro cultura che raffigurano gli ikaros ovvero i canti tipici della selva che esprimono le visioni indotte dalla pianta più poderosa della foresta: l’ayahuasca. Le due sciamane appartengono alla comunità degli Shipibo un popolo che è vissuto e sopravvissuto sulle coste del fiume Ucayali, che è riuscito a mantenere i suoi usi ed i suoi costumi resistendo alla colonizzazione spagnola e alla imposizione religiosa da parte dei gesuiti. Da più di 2000 anni gli Shipibo sono legati all’uso dell’ayahusca (vedi Piante enteogene) e di altre piante che hanno usato per curare le più differenti malattie, sia fisiche che psicologiche.

L’ayahuasca è una bevanda, un decotto di due diverse piante: la “Banisteriopsis caapi” e la “Psychotria viridis”. La prima contiene alcaloidi armalinici che permettono alla DMT (dimetiltriptamina) contenuta nella seconda di restare in circolo più a lungo e non decadere. È bene ricordare che la DMT non è un narcotico in quanto prodotta dal cervello nella ghiandola pineale durante la fase di sonno profondo. Per gli scienziati la pianta più importante è quindi la seconda perché contiene il principio attivo, per gli sciamani invece la pianta più importante è la Banisteriopsis caapi, lei sola infatti viene chiamata ayahuasca, è questa pianta che contiene il messaggio, e la seconda pianta detta dai nativi Chacruna è colei che illumina e rende visibile il messaggio. Come Abbiano fatto gli sciamani a scoprire questa sinergia resta ancora un mistero.  Leggi tutto