Luce sul sentiero
Questa luce in sè stessi

Libri

Baghavad Gita – Diciassettesimo capitolo – Lo yoga della distinzione della triplice fede

“Tutte le creature sono nate con una fede di alcun tipo: sattvica, rajasica o tamasica. Ascolta ora descriverò ognuna di esse. La fede di ognuno è conforme alla sua natura oh Arjuna. La natura dell’uomo è costituita dalla sua fede”
Baghavad Gita 17.02-03

Alla fine del capitolo 16 Krishna ricordò ad Arjuna l’importanza di seguire le sacre scritture. Nel primo verso di questo capitolo Arjuna chiede qual sia lo stato di coloro che non seguono le scritture ma eseguono i sacrifici con fede? Krishna risponde che la fede degli uomini è indissolubilmente allegata alla loro natura e quindi al loro Guna (vedi capitolo XIV) dominante:

  • le persone sattviche quindi si connettono con la luce e la coscienza e mangiano cibi leggeri nutritivi e bilanciati senza eccessi;
  • le persone di natura rajasica adorano il potere e la ricchezza e mangiano cibi piccanti troppo amari o troppo salati;
  • le persone di natura tamasica adorano gli spiriti ed i fantasmi e mangiano cibi stantii, impuri o troppo cotti e per questo si ammalano e la loro mente è malata.

Alcuni praticano austerità terribili per innalzare il loro spirito ma così facendo si allontanano dal cammino di Krishna che propone invece un cammino di equilibrio lontano da qualunque estremo.
Le austerità e la disciplina yogica (sadhana) quindi devono solo essere fatte con una mente pura senza che sia abbia un desiderio di ricompensa. La parola sanscrita per austerità è tapas che è uno dei 5 niyamas che abbiamo già visto parlando degli yoga sutra di Patanjali; questa parola significa anche calore: il corpo infatti tende ad avere più calore quando si pratica regolarmente una sadhana.
Esistono tre tipi di disciplina:

  • la disciplina del corpo: mantenerlo sano, pulito e mantenendo le sue energie alte;
  • la disciplina della parola: parlare la verità con tono benevolo e calmo.
  • la disciplina della mente: calma, gentilezza e silenzio sono le qualità di un vero yogi.

Nella nostra vita dovremo quindi praticare queste tre discipline per migliorare di giorno in giorno ed essere sempre più tranquilli e sereni.

“Om tat Sat: queste tre parole rappresentano il Brahman, dal quale vengono i Brahmana (i sacerdoti), le scritture ed i sacrifici.”
Baghavad Gita 17.23

Coloro che cercano il Brahman pronunciano il sacro suono Om quando offrono dei sacrifici o dei doni. Coloro che cercano la liberazione pronunciano il suono Tat che significa tutto appartiene a Dio quindi coloro che fanno offerte o sacrifici devono esseri puri nelle loro intenzioni e non attaccarsi ai frutti delle loro azioni. Coloro che cercano di eseguire azioni vere ed oneste e solo dedicate allo spirito supremo possono beneficiare della parola Sat che significa “ciò che è”, indicano appunto tutte le azioni che ci avvicinano al Brahman.

Come ormai vi sarete accorti la Gita ripete l’importanza del non aspettare i frutti delle proprie azioni (in inglese “selfless service”) come forse la più alta delle azioni del guerriero spirituale. Ric0rdiamo che la Gita è un libro per colui che agisce, per colui che vive nella società e per colui che ogni giorno deve affrontarne le sfide.

A presto
Maitreya

 

 

 

Baghavad Gita – sedicesimo capitolo – I due cammini

“Ci sono due tipi di esseri in questo mondo – il divino ed il demoniaco; il divino è stato a lungo
descritto; ascolta da Me, Oh Arjuna, del demoniaco.”
Baghavad Gita 16.06

Gli Asura sono, secondo la mitologia indù  degli dei primordiali che poi vennero detronizzati dai Deva.
Nel Rigveda (il più antico dei Veda) gli Asura vengono divisi in due fazioni, quelli buoni e quelli malvagi, più tardi però questa separazione scomparve e gli Asura diventarono la controparte malvagia dei Deva che invece rappresentano la luce e la coscienza.

In questo capitolo si parla di coloro che invece di dedicare la loro vita ad uno scopo più elevato e prendere il cammino verso la luce si perdono dietro ai piaceri mondani scendendo in un tunnel di oscurità dal quale sarà difficile uscire, essi scelgono il cammino Asurico. Per gli uomini che seguono questo cammino ciò che conta è la ricerca del piacere e del potere, le sue azioni causano sofferenza a loro stessi ed agli altri; essi diventano cosi orgogliosi, arroganti e presuntuosi; saranno per questo sempre infelici ed insicuri di loro stessi.
Krishna identifica 3 porte che portano verso l’autodistruzione:

  • Lussuria
  • Rabbia
  • Avidità

In una prima parte Krishna si sofferma sulla lussuria; la costante ricerca del sesso e del piacere fisico non può che avere nefaste conseguenze, il problema ovviamente non è il sesso in sé quanto la sua costante ricerca. Ci sono dei determinati periodi nel nostro cammino spirituale dove bisognerebbe staccarsi dal sesso e dalla relazione romantica e prendere tempo per noi stessi. “La gratificazione della lussuria diventa tutto” continua Krishna “e questa anime si perdono nel cammino terrestre; coloro che sono pieni di orgoglio ed intossicati dalla ricchezza sono dediti all’egoismo ed all’arroganza, essi falliscono nel trovarmi e cadono ancora più in basso”.
La seconda porta è la rabbia che è causata dall’identificazione con l’ego ed il non riuscire ad accettare che la vita non sempre ci porta dove sperato. La rabbia esplode perchè diamo importanza a ciò che gli altri pensano di noi, perchè ci identifichiamo con ciò che facciamo ovvero il nostro lavoro e quindi ci sentiremo frustrati ogni volta che i risultati non saranno quelli pianificati. Lo yogi stabile nella pratica e fedele alla coscienza non può mai perdersi.
L’avidità è quella voce dell’ego che sempre vuole di più: vorrebbe un luogo migliore dove vivere, più soldi, più salute……. e la voce dell’ego potrebbe andare avanti all’infinito. Lo yogi capisce che ha già tutto ciò di cui ha bisogno in questo momento e non spera nulla dal futuro, sa che solo esiste il momento presente e solo di questo può godere.
Lo yogi cammina risoluto verso la meta senza identificarsi né con i suoi possessi né con ciò che fa né con il suo corpo fisico destinato ad ammalarsi e morire.

Questo insegnamento di Krishna può essere portato nella vita di tutti i giorni con un semplice esercizio: ogni qualvolta sei davanti ad un bivio e davanti a te si mostrano due o più strade chiediti: questo cammino ha un cuore? Serve per la mia evoluzione spirituale e per quella degli atri esseri umani? Quanto ego c’è nella mia scelta? Rispondendo con onestà a queste semplici domande ti accorgerai che dentro di te è sempre presente una voce che ti indica il cammino più cosciente.

A presto
Maitreya