Luce sul sentiero
Questa luce in sè stessi

Libri

Il libro di Mirdad – Mikhail Naimy

“Nessun amore è possibile eccetto l’amore per il Sé. Nessun sé è reale salvo il Sé che tutto abbraccia. Per questo Dio è amore perchè ama se stesso.”
Mikhail Naimy

Tra le Montagne Lattee al di sopra del Picco dell’Altare si trovano delle rovine di un antico e misterioso monastero conosciuto come l’Arca. Secondo la leggenda il monastero fu fondato dal figlio di Noè, secondo il volere del padre che stabilì un unica regola: il monastero doveva avere sempre e solo nove monaci come nove furono i compagni dell’avventura sull’arca. Quindi alla morte di uno dei monaci si doveva aspettare l’arrivo di un nuovo compagno e secondo la regola si doveva accettare chiunque senza riserve. Il monastero crebbe in richezza grazie alle donazioni per lunghi secoli. Un giorno uno dei nove morì ed a lungo si aspettò l’arrivo di un nuovo compagno, ma nessuno si presentò. Passarono gli anni ed un giorno si presentò alla porta un vagabondo, senza vestiti e con il corpo sporco; l’abate del monastero Shamandam non lo accettò come nuovo compagno considerandolo di rango inferiore rispetto ai compagni dell’Arca, ma il viandante insistette conoscendo le regole del monastero, finchè l’abate si arrese, ma lo accettò solo come un servo. Per la prima volta nella storia dell’Arca ci furono otto monaci ed un servo. Leggi tutto

Adi Shankara: “Il gran gioiello della discriminazione”

“Questo Supremo che è di là dalla parola, ma entro la portata dell’occhio della pura illuminazione, che è immacolata unità di coscienza senza inizio, è il reale Brahman, e tu sei Quello, contempla ciò dentro di te.”
Adi Shankara

Adi Shankara è stato uno dei più grandi filosofi e pensatori indiani. Non si è certi sulla data di nascita e di morte, ma si pensa visse tra il 700 ed il 750 d.C. All’eta di 8 anni iniziò la vita monastica e dopo pochi anni già conosceva i Veda e discuteva ampiamente con i Brahmini dell’epoca. Fu il più grande promulgatore della dottrina dell‘Advaita Vedanta. Secondo molti storici morì alla giovane età di 32 anni scomparendo in una vallata nel nord dell’India. La parola Vedanta come abbiamo visto significa letteralmente la fine dei Veda indicando sia la parte finale di questi antichi testi sia la fine della conoscenza intesa come accumulo di nozioni, ovvero lo stato di pura illuminazione o quiete dove la vera conoscenza si manifesta grazie al cessare dell’attivita mentale. La parola Advaita significa invece non duale, quindi questa conoscenza non duale detta anche monismo ci porta a unificare tutta l’esperienza umana in un’unità. Questa unità puo essere vissuta solo quando la mente cessa la sua attività di analisi costante della realtà. Ai nostri occhi ovviamente tutto appare duale: il maschile ed il femminile, il giorno e la notte, ma sappiamo che quando è giorno da noi in qualche altra parte del pianeta è notte nello stesso momento, ognuno di noi contiene una parte maschile ed una femminile, il giusto ed il sbagliato sono interpretazioni della mente, ogni dualità quindi può essere vista come illusoria e transitoria. Leggi tutto