“Ci sono due tipi di esseri in questo mondo – il divino ed il demoniaco; il divino è stato a lungo
descritto; ascolta da Me, Oh Arjuna, del demoniaco.”
Baghavad Gita 16.06

Gli Asura sono, secondo la mitologia indù  degli dei primordiali che poi vennero detronizzati dai Deva.
Nel Rigveda (il più antico dei Veda) gli Asura vengono divisi in due fazioni, quelli buoni e quelli malvagi, più tardi però questa separazione scomparve e gli Asura diventarono la controparte malvagia dei Deva che invece rappresentano la luce e la coscienza.

In questo capitolo si parla di coloro che invece di dedicare la loro vita ad uno scopo più elevato e prendere il cammino verso la luce si perdono dietro ai piaceri mondani scendendo in un tunnel di oscurità dal quale sarà difficile uscire: essi scelgono il cammino Asurico. Per gli uomini che seguono questo cammino ciò che conta è la ricerca del piacere e del potere, le sue azioni causano sofferenza a loro stessi ed agli altri; essi diventano cosi orgogliosi, arroganti e presuntuosi; saranno per questo sempre infelici ed insicuri di loro stessi.
Krishna identifica 3 porte che portano verso l’autodistruzione:

  • Lussuria
  • Rabbia
  • Avidità

In una prima parte Krishna si sofferma sulla lussuria; la costante ricerca del sesso e del piacere fisico non può che avere nefaste conseguenze, il problema ovviamente non è il sesso in sé quanto la sua costante ricerca. Ci sono dei determinati periodi nel nostro cammino spirituale dove bisognerebbe staccarsi dal sesso e dalla relazione romantica e prendere tempo per noi stessi. “La gratificazione della lussuria diventa tutto” continua Krishna “e questa anime si perdono nel cammino terrestre; coloro che sono pieni di orgoglio ed intossicati dalla ricchezza sono dediti all’egoismo ed all’arroganza, essi falliscono nel trovarmi e cadono ancora più in basso”.
La seconda porta è la rabbia che è causata dall’identificazione con l’ego ed il non riuscire ad accettare che la vita non sempre ci porta dove sperato. La rabbia esplode perchè diamo importanza a ciò che gli altri pensano di noi, perchè ci identifichiamo con ciò che facciamo ovvero il nostro lavoro e quindi ci sentiremo frustrati ogni volta che i risultati non saranno quelli pianificati. Lo yogi stabile nella pratica e fedele alla coscienza non può mai perdersi.
L’avidità è quella voce dell’ego che sempre vuole di più: vorrebbe un luogo migliore dove vivere, più soldi, più salute……. e la voce dell’ego potrebbe andare avanti all’infinito. Lo yogi capisce che ha già tutto ciò di cui ha bisogno in questo momento e non spera nulla dal futuro, sa che solo esiste il momento presente e solo di questo può godere.
Lo yogi cammina risoluto verso la meta senza identificarsi né con i suoi possessi né con ciò che fa né con il suo corpo fisico destinato ad ammalarsi e morire.

Questo insegnamento di Krishna può essere portato nella vita di tutti i giorni con un semplice esercizio: ogni qualvolta sei davanti ad un bivio e davanti a te si mostrano due o più strade chiediti: questo cammino ha un cuore? Serve per la mia evoluzione spirituale e per quella degli atri esseri umani? Quanto ego c’è nella mia scelta? Rispondendo con onestà a queste semplici domande ti accorgerai che dentro di te è sempre presente una voce che ti indicherà il cammino più cosciente.

A presto
Maitreya