Luce sul sentiero
Questa luce in sè stessi

Archive: Apr 2017

I 3 guna

“I veda parlano dei tre guna, sii senza i tre guna o Arjuna, libero dalla dualità, sempre fermo nella purezza, non dipendente dal possesso di cose, padrone del sé….”
Baghavad Gita, Cap.2 V. 45.

Secondo il Samkhya (la più antica di tutte le filosofie indù) la madre natura, o grande madre prende il nome di prakriti che rappresenta anche il potenziale puro della materia ovvero la sua espressione femminile. Purusha invece rappresenta il principio complementare: il pontenziale della coscienza pura, che ne è l’espressione maschile.

Per il Samkhya prakriti viene descritta da tre qualità: i 3 guna (dal sanskrito: “cio che lega”). Tutta la materia che ci circonda è permeata da queste 3 qualità, ognuna in percentuali diverse; l’evoluzione cosmica dipende dal loro incessante combinarsi. I guna sono sicuramente uno dei pilastri della scienza ayurvedica soprattutto in campo psicologico.

TAMAS

Tamas (dal sanskrito: oscurità) rappresenta l’oscurità, l’inerzia. Le persone tamasiche non possono vederà la di la della propria mente: risulteranno così pigre, svogliate, affaticate, a volte violente. Tamas porta confusione, torpore e attaccamento al mondo materiale. Se la nostra mente è attaccata a pensieri violenti o negativi significa che abbiamo una mente tamasica, il nostro corpo diventa tamasico se non lo manteniamo in movimento. Esistono cibi tamasici, quelli più pesanti da digerire, luoghi tamasici di oscurità e preoccupazione. Leggi tutto

Ayahuasca: il vino dell’anima. La mia prima esperienza

“La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro il tuo cuore.
Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro, si sveglia.”
Carl Gustav Jung

Conobbi Ynes Sanchez e sua figlia Laura il 15 di Maggio del 2015. Le due sciamane mi apparvero come due donne minute ma dallo sguardo intenso e sincero, vestite di mille colori con collane di perle attorno al collo e alla vita, con le gonne tipiche della loro cultura che raffigurano gli ikaros ovvero i canti tipici della selva che esprimono le visioni indotte dalla pianta più poderosa della foresta: l’ayahuasca. Le due sciamane appartengono alla comunità degli Shipibo un popolo che è vissuto e sopravvissuto sulle coste del fiume Ucayali, che è riuscito a mantenere i suoi usi ed i suoi costumi resistendo alla colonizzazione spagnola e alla imposizione religiosa da parte dei gesuiti. Da più di 2000 anni gli Shipibo sono legati all’uso dell’ayahusca (vedi Piante enteogene) e di altre piante che hanno usato per curare le più differenti malattie, sia fisiche che psicologiche.

L’ayahuasca è una bevanda, un decotto di due diverse piante: la “Banisteriopsis caapi” e la “Psychotria viridis”. La prima contiene alcaloidi armalinici che permettono alla DMT (dimetiltriptamina) contenuta nella seconda di restare in circolo più a lungo e non decadere. È bene ricordare che la DMT non è un narcotico in quanto prodotta dal cervello nella ghiandola pineale durante la fase di sonno profondo. Per gli scienziati la pianta più importante è quindi la seconda perché contiene il principio attivo, per gli sciamani invece la pianta più importante è la Banisteriopsis caapi, lei sola infatti viene chiamata ayahuasca, è questa pianta che contiene il messaggio, e la seconda pianta detta dai nativi Chacruna è colei che illumina e rende visibile il messaggio. Come Abbiano fatto gli sciamani a scoprire questa sinergia resta ancora un mistero.  Leggi tutto