Luce sul sentiero
Questa luce in sè stessi

L’arte della danza

“Io crederei solo ad un dio che sapesse danzare. E quando vidi il mio diavolo, lo trovai serio, esatto, profondo e solenne. Era lo spirito della gravità, per lui precipitano tutte le cose: non si uccide con l’ira, ma con il sorriso. Si, uccidiamo lo spirito di gravità! Ora sono leggero, ora volo, ora mi vedo sotto di me, ora è un dio che si serve di me per danzare. Così parlò Zarathustra.”
Friedrich Nietzsche

La danza ha da sempre accompagnato l’uomo nella sua ricerca di estasi e spiritualitá. I reperti archeologici ci dicono che la danza era giá presente in india ben 9000 anni fa, ma sicuramente la sua origine è più antica. La sua presenza può essere tracciata in tutte le culture primitive come un mezzo per connettersi con sè stessi e in rituali di guarigione. Lo sciamanismo e l’uso di piante enteogene hanno da sempre portato l’uomo a sperimentare la vibrazione dell’universo attraverso la musica, il canto e la danza. Una delle pratiche che ci può rendere flessibili ed elastici nei confronti della vita è proprio la danza: il danzatore deve diventare uno con la danza; come ci ricorda Nietszche “ora è un dio che si serve di me per danzare”, nella danza dobbiamo scioglierci completamente, dobbiamo lasciarci penetrare dalla musica e dal movimento, lasciare che il divino si esprima attraverso di noi.
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Il libro di Mirdad – Mikhail Naimy

“Nessun amore è possibile eccetto l’amore per il Sé. Nessun sé è reale salvo il Sé che tutto abbraccia. Per questo Dio è amore perchè ama se stesso.”
Mikhail Naimy

Tra le Montagne Lattee al di sopra del Picco dell’Altare si trovano delle rovine di un antico e misterioso monastero conosciuto come l’Arca. Secondo la leggenda il monastero fu fondato dal figlio di Noè, secondo il volere del padre che stabilì un unica regola: il monastero doveva avere sempre e solo nove monaci come nove furono i compagni dell’avventura sull’arca. Quindi alla morte di uno dei monaci si doveva aspettare l’arrivo di un nuovo compagno e secondo la regola si doveva accettare chiunque senza riserve. Il monastero crebbe in richezza grazie alle donazioni per lunghi secoli. Un giorno uno dei nove morì ed a lungo si aspettò l’arrivo di un nuovo compagno, ma nessuno si presentò. Passarono gli anni ed un giorno si presentò alla porta un vagabondo, senza vestiti e con il corpo sporco; l’abate del monastero Shamandam non lo accettò come nuovo compagno considerandolo di rango inferiore rispetto ai compagni dell’Arca, ma il viandante insistette conoscendo le regole del monastero, finchè l’abate si arrese, ma lo accettò solo come un servo. Per la prima volta nella storia dell’Arca ci furono otto monaci ed un servo. Leggi tutto